La Bruttezza Immaginaria

Il Minotauro, Istituto di analisi dei codici affettivi, promuove una campagna di sensibilizzazione culturale attorno alla "Bruttezza Immaginaria" che riguarda i giovani che temono di essere brutti. Invita i ragazzi, genitori, insegnanti, psicologhi a contribuire a questa riflessione inviando loro pensieri, foto, ecc, sul sito e su Facebook. Questa raccolta sarà anche presentata nell'ambito di un evento che si terrà il 9 e 10 maggio 2014, ai Frigoriferi Milanesi.

Ecco il contributo di Caroline Chavelli circa La Bruttezza Immaginaria http://www.minotauro.it/tutti-i-contenuti-di-la-bruttezza-immaginaria/

 

Caroline  (educatore) 

LA PRESSIONE DELLA SOCIETA VERSO GLI ADOLESCENTI

” In Francia, dove abito, furono rivelati a febbraio 2014 questi dati : “A 15 anni, 21% delle ragazze e 9% dei ragazzi hanno fatto un tentativo di suicidio. Una cifra  moltiplicata per due in 20 anni.”

Sentii questa notizia mentre guidavo in macchina e poi lo lessi sul giornale. Ero sconvolta. Dati pesantissimi di cui, in quanto adulto, uno non può non sentirsi in parte responsabile. Scrissi quindi subito diverse mail a capi di mediateche e centri sociali con cui lavoro per riflettere insieme su come contrastare questa tendenza suicidaria che colpisce, statisticamente, i ragazzi che frequentiamo. Nessuno di loro era al corrente di questi dati. Stupore. Ma come? Quasi quasi ebbi il dubbio di aver sognato questa pessima notizia, magari. Guardai su internet e trovai solo tre link, due giornali e una radio. Ero atterrita. Come è possibile che una tale notizia non sia ampiamente pubblicizzata?!

Eppure, degli adolescenti, in Francia, se ne parla sempre. Non passa una settimana senza la pubblicazione di un articolo che li riguarda: studio sociologico, consigli ai genitori, interviste di professionisti, moda, ecc. Sono oggetto di analisi continue in cui l’adolescenza viene sempre presentata come un problema con manifestazioni da considerare con molta cautela, se non come una minaccia. Ma gli articoli positivi dove sono?! E poi, la società si lamenta che gli adolescenti sono ribelli, scortesi, non vogliono impegnarsi, ecc. Sono costantemente criticati e trovare un articolo che li presenti sotto una prospettiva positiva è come cercare un ago nel pagliaio.

Questi ragazzi portano un peso che di sicuro non li aiuta a costruirsi. Per di più, vengono considerati, quasi sempre, solo come alunni e consumatori. Sia a casa che a scuola vengono  guardati come studenti, sia i genitori che i professori si dimenticano che sono peraltro ragazzi e ragazze, negando la loro personalità, e guardano solo i risultati scolastici che per loro rappresentano la cosa più importante. Gli mettono una pressione notevole e questa compromette la possibilità di realizzarsi. A questa esigenza si accoppia quella del look. È una sfida quotidiana apparire bello o bella corrispondendo alle esigenze degli standard implacabili dettati dai media e dalla società del consumo. È una gara. Con Facebook, Instagram, ecc, ai quali i giovani sono connessi di continuo, le immagini prevalgono sulle parole e uno viene giudicato dal look. I criteri di bellezza sono rigidi e spietati. Chi non corrisponde a queste richieste è scartato. È umiliante. Cosi nasce la “bruttezza immaginaria” giustamente denunciata da questa campagna portata da Minotauro.

Dato che il valore attribuito dalla società agli adolescenti si riduce al livello scolastico e al look, come fanno a vivere quelli che non raggiungono questi traguardi? Anche quelli che sono bravi a scuola e reputati belli non sono più felici, perché hanno la paura di non mantenere il proprio livello e di non garantire la soddisfazione che esigono gli altri.

Questo rapporto di esigenze verso gli adolescenti, e tra loro stessi, è soffocante e distruttore. Se gli adulti, i professori e i genitori anziché criticarli li guardassero con uno spirito positivo, i giovani non soffrirebbero di questo malessere diffuso che tanti vivono. Evidentemente, gli adulti non sono capaci, per la maggior parte, di produrre un pensiero positivo e sfogano le loro ansie sui giovani come se fosse compito loro migliorare la società per la quale, su tanti aspetti, essi hanno fallito. I giovani si drogano, si suicidano, bevono troppo, hanno un rapporto col corpo tutto sessuale, ecc. Ma chi ha creato queste situazioni? Chi vota le leggi? Chi sessualizza ogni lato della società? Chi se non gli adulti che non hanno voluto/saputo impegnarsi per evitare questi comportamenti? Gli adolescenti sono cresciuti in quest’ambiente, lo subiscono e si adeguano. Il malessere che esprimono i giovani rivela il loro disagio. Non hanno chiesto di vivere in una società padroneggiata dai soldi e dal look.

Il loro malessere è spesso presentato come una fatalità mentre, se guardato diversamente, diventa un segnale positivo. Significa che i giovani aspirano ad altro. Invece che condannare la loro passività, conseguenza del malessere, diamogli la creatività !

 

 

RISPETTO, FIDUCIA ED ENTUSIASMO

Quest’anno, mi sono dedicata ad un’altra esperienza bellissima con quattordicenni di un liceo medio. La professoressa di francese ha iscritto la sua classe, di un livello molto basso, ad un concorso letterario organizzato da mediateche e aperto a tutti. A partire da una citazione di un autore, scritta apposta per il concorso, il pubblico doveva inventare una storia di 4-6 pagine. Una meta irraggiungibile per questi ragazzi che non amano né leggere né scrivere. “Una rottura” come dissero loro. Quando l’insegnante annunciò quel progetto gli alunni cercarono di farle cambiare idea. “Siamo negati”, “non ce la faremo mai”, “troppo difficile”, ecc. Ma siccome la professoressa teneva duro le chiesero “Ma perché noi?”, dato che è l’unica classe del liceo a partecipare a quel concorso e che in altre classe ci sono alunni bravissimi. “Perché no?” rispose lei. Con questa battuta, hanno intravisto una scintilla, una possibilità, fragile, ma esistente.

Arrivarono comunque in mediateca abbastanza tesi per quell’incontro in cui li aiutai a trovare idee per immaginare una storia. Mi guardarono con scetticismo o imbarazzo per il compito difficilissimo che dovevano affrontare: scrivere almeno 4 pagine.

Ogni volta che inizio un ciclo d’incontri, sia con gli adulti, con gli anziani o gli adolescenti, dedico sempre qualche minuto ad un preambolo che consiste nell’affermare i valori che sorreggeranno il lavoro insieme. Innanzitutto il piacere di realizzare un progetto e d’incontrarsi. Poi chiedo il rispetto, la benevolenza e la confidenzialità. Mentre questi ragazzi sono inseriti nelle reti sociali dove tutti pubblicano tutto su chiunque, io invece pongo come base la confidenzialità. Tutto quanto mi avrebbero detto sarebbe rimasto tra di noi. Non se l’aspettavano.

Gli adolescenti hanno uno sguardo e una percezione delle persone molto acuti e sanno immediatamente apprezzare chi gli parla. Se non sei sincero ti smascherano subito. Cominciarono ad ascoltarmi con interesse. Gli dissi poi che non sono un insegnante e che quindi non gli avrei dato voti. Provarono un grande sollievo. Dissi anche che non c’è chi scrive meglio dell’altro, ma che ognuno scrive secondo chi è, la propria storia, la propria sensibilità, l’umore del giorno. Ognuno è unico e ogni scrittura sarà quindi unica e, proprio per questo, bellissima. Aggiunsi anche una cosa essenziale che è il non giudicare. Spiegai loro che avrei chiesto di partecipare lanciando idee, suggerimenti, ecc, e di farlo senza la paura di sbagliare perché la minima idea, anche se di primo acchito, poco interessante, può diventare molto interessante se sviluppata, se pensata diversamente, se aggiunta ad un’altra, ecc. Gli dissi quindi che ascoltavo tutto senza giudicare perché tutto poteva contenere una cosa da sfruttare. Come non avevo intenzione di giudicare le loro idee, nemmeno mi sarei permessa di giudicare chi avrebbe suggerito l’idea. Mi guardarono con gli occhi spalancati. Quelli che avevano la testa chinata verso il basso mi guardarono. È una questione di rispetto, aggiunsi. Con queste parole ogni reticenza svanì. Si sentirono sospiri di sollievo, di agio. Infine, dissi che sapevo che era difficile per loro scrivere, che lodavo il loro sforzo e che volevo fare di tutto per aiutarli. Allora cominciammo a lavorare.

In qualche minuto, con queste premesse, furono cancellati gli stress intrinsechi degli adolescenti. Basta poco. Spazzai via la paura di non essere capaci, la paura di sbagliare, la paura del giudizio, l’arroganza dell’adulto che sa più di loro; il peso del compito sostituito dal dinamismo. Si era creato un’ambiente di fiducia, un valore che manca tantissimo ai giovani. La mia fiducia verso di loro e la loro fiducia verso di me circa il rispetto. Senza di essa, non si può creare nulla. Ero anche riuscita a comunicare loro il mio entusiasmo, altro valore che raramente si trasmette ai giovani, eppure fondamentale.

Due ore dopo non volevano più andare via. Mentre per il primo laboratorio erano arrivati in mediateca trascinando i piedi, per il secondo incontro dovetti moderare la loro agitazione allegra che risuonava per tutti i piani, appena entrati, disturbando i lettori. Meglio cosi!

 

 

LA CREATIVITA PER ESPRIMERE LA PROPRIA BELLEZZA

Al primo incontro, la responsabile della mediateca chiese chi di loro era già stato in mediateca. Due mani su 29 si alzarono (e poi qualcuno si lamenta che i giovani non amano la lettura e non sono capaci di scrivere. Ma se né i genitori, né gli insegnanti li hanno portati fin da piccoli in biblioteca?!). Due mesi dopo la prima seduta, spontaneamente, si erano iscritti 8 ragazzi. Una bellissima sorpresa! Una volta finito il loro compito letterario, abbiamo deciso di aggiungere un’altra seduta, solo per far scoprire loro cos’è una mediateca. Volevamo far capire che non è un santuario dedicato solo al libro, ma un luogo dinamico dove si trovano dischi, film, fumetti e dove sono organizzati concerti di tutti i tipi, laboratori artistici per tutti, anche specifici, dove sono allestite mostre di foto e quadri di artisti, di amatori, di scolari, ecc, dove si svolgono corsi di teatro, ecc. Speriamo che entro la fine dell’anno altri ragazzi si iscriveranno!

Alla fine del laboratorio, tutti vollero leggere davanti ai compagni la propria storia. Un successo, se si ricorda che sopra parlavamo della paura del giudizio tra adolescenti. Tutti furono ascoltati con un’attenzione incredibile. Erano meravigliati di sentire tutte queste bellissime storie che nessuno si aspettava. E dopo ogni racconto, li invitavo a fare suggerimenti, complimenti, domande, ecc. E cosi è successo. Le critiche sono state sempre costruttive e ogni racconto stupiva la classe. “Non avrei mai pensato che A. potesse immaginare queste cose !” “B, che sembra così e così, ha scritto questo e quello, pazzesco!” Si sono scoperti al di là dell’apparire. C’era ammirazione nei loro commenti. Gli occhi sfavillavano. Hanno scoperto la bellezza nascosta che ognuno serba dentro di sé. Erano meravigliati. Tutti hanno ricevuto applausi dopo ogni racconto. Erano fieri e felici. E quando uno è fiero e felice di sé, si sente bello, bellissimo! Solo per questo, questa partecipazione al concorso è stata un successo.

Tutti riuscirono a scrivere le 4 pagine e anche di più. Ci hanno messo un impegno incredibile. Parlavo con la professoressa l’altro giorno al telefono ed eravamo d’accordo nel dire che la cosa più importante in questo lavoro non è la qualità letteraria, ma la prova che hanno superato e la soddisfazione che provano. Ora, per premiare questo loro sforzo, sto lavorando con la mediateca per pubblicizzare i loro racconti e dimostrare che gli adolescenti hanno talenti ed in questo modo contrastare gli stereotipi che la società impone loro. Inoltre, la professoressa ha notato, meravigliata, che i ragazzi sono cambiati. L’atmosfera in classe è diversa, sono entusiasti e, all’interno del liceo, non si considerano più come la classe più scarsa. Hanno acquisito una certezza essenziale, cioè che  sono capaci e questa li porterà avanti in ogni campo. Tra poco faremo una seduta di bilancio di questi laboratori letterari e la prima cosa che dirò è che sono fiera di loro.

Se agli adolescenti venisse data la possibilità di esprimersi, mettendo in luce i propri talenti e le loro qualità, se qualcuno desse loro l’opportunità di scoprire le proprie risorse, proverebbero stima di se stessi e la bruttezza immaginaria non sarebbe invadente. Ognuno, dentro di sé, saprebbe che è capace, che ha un valore, e non si distruggerebbe con pensieri sbagliati perché la stima, la fiducia, rendono felici e la felicità rende bellissimi. Se a tutti venisse regalata la possibilità di esprimere la propria creatività, di essere ascoltati con rispetto e gentile umorismo, i valori che costruiscono una persona prenderebbero il sopravvento sulla bruttezza immaginaria. La creatività crea bellezza e la bellezza è un motore che porta avanti. Gli adolescenti hanno decisamente bisogno di un motore e di uno sguardo positivo, costruttivo e creativo che rispecchia la bellezza che portano sul viso e dentro di loro.

Con questo articolo, tengo a rendere omaggio ai ragazzi con cui ho il grande piacere di lavorare, alla professoressa e alla responsabile della mediateca e a tutti gli adulti che, come loro, s’impegnano con creatività presso i giovani.”

PubliƩ le 21/03/2014